Un poeta attraversa l’Italia e L’infinito di Leopardi a 200 anni dalla sua scrittura. Una poesia-magnete. Un viaggio nel presente con questo infinito tra i denti e nel cuore. Perché certe opere del genio umanonon si possono banalmente “capire”, ma superano ogni tentativo di definizione, si devono piuttosto con-prendere, portare con sé e sempre occorre lasciarsi interrogare, stupire, guidare. Ancora ci fissa negli occhi il ragazzo di Recanati che mormorava “infinito”. Se in Natura tutto è finito, perché l’anima si addolora per il venire meno di ciò che ama e le dà piacere? Cosa – o chi – spinge l’uomo, negli affetti, nelle relazioni, nelle azioni e nei pensieri quotidiani, a non abbandonarsi a una finitudine, che accetta ma che al tempo stesso «aborre»? L’infinito è davvero soltanto un frutto della nostra illusione? O lo si può sperimentare? Alla luce della grande letteratura e della vita, accettando anche la sfida con le teorie matematiche di studiosi come Pavel Florenskij, Georg Cantor e Paolo Zellini, e in dialogo con filosofi, critici e poeti di ieri e oggi, Davide Rondoni scopre significati nuovi, e trova in questi versi una potente e meravigliosa bussola per vivere il presente, le sue contraddizioni, i suoi incanti. Un’interpretazione nuova, viva, per abitare “non altrove dalla poesia”. Davide Rondoni "E come il vento", Fazi editore.

Santina Portelli, Ragusa 1948. Durante il parto, a causa dell’uso del forcipe, le vengono causati danni irreparabili che si concretano in una tetraplegia spastica. Restano integre le capacità intellettive. Santina studia con profitto, ottenendo la maturità magistrale, iscrivendosi poi nel 1977 all’Università La Sapienza di Roma conseguendo la laurea in psicologia e in seguito l’abilitazione professionale. È significativo ricordare questa sua affermazione: “ogni essere umano quando viene al mondo è come se fosse una tela bianca, si sa da dove parte, ma
non il suo percorso né la sua fine”. Santina è sempre stata abituata a stupire, mai superficiale, attenta a ogni parola che dici, a volte sospettosa, ironica, mai banale. Spesso racconta di importanti bevute e “annusate” di solventi per i colori, che le colano in bocca dipingendo sdraiata, ma nonostante questi, che lei chiama “inconvenienti del mestiere”, continua imperterrita nella sua attività pittorica alla ricerca sempre di nuovi stimoli. La pittura di Santina è un'esecuzione ragionata, ogni tratto è concretizzato da mille sfumature.